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VICINO O LONTANO?

Come avete iniziato questo nuovo anno? Spero che molte buone notizie siano giunte alla vostra porta e che il futuro sia costellato di nuovi fantastici obbiettivi. La nostra rubrica continuerà anche quest’anno, per proseguire insieme il percorso di conoscenza dei nostri amici cani.

Vi invito dunque a riflettere un attimo sul primo argomento del 2016, con tranquillità, ognuno nella propria accogliente casa. Se vi chiedessi “ In che forma dimostrate l’affetto ai vostri cani di casa? E qual è il vostro modo istintivo di interagire con i cani esterni al vostro nucleo famigliare?”. Mi piacerebbe essere lì ora ad ascoltare le risposte di ognuno di voi, qualcuno forse avrà pensato: “lo abbraccio” o “lo coccolo vicino a me”, altri lettori ora asseriranno “Eh no, i cani odiano essere abbracciati!”. La risposta è “Dipende”. E’ assolutamente vero che nell’etogramma di un cane  (ovvero l’inventario di tutti i moduli comportamentali di una data specie animale), “Abbracciare” ha un significato ben lungi dall’essere riferito alle manifestazione di affetto tipiche dei primati, perciò tra cane e cane, l’abbraccio non fa parte dei rituali di accudimento come il grooming  (rituale che vede un soggetto pulire un suo simile, non solo per eliminare parassiti ma anche per rafforzare la struttura sociale), ma noi non siamo cani e i cani lo sanno perfettamente. Nel caso in cui qualcuno dovesse cercare di convincervi del contrario, potrete rispondere a questa persona di iniziare a scodinzolare! Uomo e cane sono animali sociali, che vivono a stretto contatto da più di 50.000 anni, eppure ancora non ci conosciamo abbastanza, o meglio, noi non conosciamo loro. Il mondo sociale dei cani è una complessa realtà di individui, ognuno dei quali vive le stesse esperienze con filtri mentali differenti e differenti reazioni, sin dai primi attimi di vita. Se dovesse capitarvi di osservare una cucciolata per alcuni giorni consecutivamente, vedrete che alcuni cuccioli amano dormire ammassati, a contatto gli uni con gli altri, mentre tra i fratelli potrebbero esserci dei solitari, che preferiscono dormire un po’ distaccati dal gruppo. Già da piccoli, i cani manifestano i loro caratteri e la predisposizione al contatto sociale, le esperienze che faranno successivamente e il modo in cui le affronteranno saranno determinanti per confermare questa tendenza comportamentale o per modificarla. Tra i figli di Lilo, la mia aussie femmina, il cucciolo blue merle, Gatsby, era decisamente poco disposto al tocco, non lo viveva in modo sereno e questo inizialmente mi creò qualche preoccupazione, decisi di intraprendere con lui un percorso graduale per aiutarlo ad apprezzare il contatto fisico, dopo un mese Gatsby si addormentava in braccio, cercare le coccole durante la condivisione dei momenti sociali era diventato naturale e rilassante anche per il nostro piccoletto blue. Come ho scritto in precedenza, ogni cane è un individuo, ad alcuni non viene data la possibilità di fare esperienza di una vicinanza sociale interspecifico (tra specie differenti) positiva, come per esempio nei gruppi di cani che vivono in libertà ai margini dei villaggi. Per qualche strano motivo, i cani ci stupiscono sempre per la loro capacità di resilienza e perdono. Ho visto cani maltrattati per anni cercare il conforto tra le braccia dell’uomo ed animali che hanno avuto vite splendide, rifuggirlo. Non esiste una formula generale, esiste l’osservazione del loro comportamento, la comprensione di quello che desiderano e il rispetto delle loro scelte. Ed è per scelta che quando incontro un cane a me estraneo, mi lascio studiare, annusare per prendere informazioni su di me, lascio che si avvicini spontaneamente, non forzo mai la relazione. Alcuni non hanno la necessità di richiedere un contatto fisico e dopo aver capito che non sono una minaccia, si allontanano, altri sono più confidenti, cercano coccole, alcuni pretendono dando colpi con il muso o addirittura saltando in braccio, in tal caso attendo modi più educati di richiedere, ma in qualsiasi caso, difficilmente mi verrebbe spontaneo abbracciare un cane la prima volta che lo incontro, a meno che non siano loro a richiederlo. Per noi umani non è molto differente, tutti avremo amici più riservati che non amano le eccessive dimostrazioni d’affetto in pubblico e amici solari ed accoglienti, che abbracciano più facilmente gli estranei ed hanno un rapporto differente con la loro fisicità. Questi due “tipi” di persone hanno una prossemica profondamente differente. Avete mai sentito parlare di prossemica? Attorno al nostro corpo abbiamo uno spazio che ci protegge dal resto del mondo, questo spazio non è neutro, ma reagisce alla presenza degli altri individui che interagiscono con noi, ci fa provare emozioni molto particolari. Quando una persona si avvicina “troppo” iniziamo a sentire disagio e cerchiamo di ritornare in una posizione confortevole, alla “giusta” distanza. Ovviamente le zone prossemiche cambiano in base al soggetto con il quale stiamo interagendo, un famigliare avrà la possibilità di avvicinarsi molto più di quanto normalmente consentiamo ad un estraneo, esistono zone “formali” ed “informali”. Nei cani funziona più o meno nello stesso modo: c’è una zona PUBBLICA (la più ampia), una SOCIALE, una PERSONALE ed una INTIMA, vi è inoltre una forte componente emotiva creata dai filtri che la mente utilizza in quello specifico giorno, se un cane sta poco bene ad esempio, le distanze si amplieranno e i segnali comunicativi per richiedere di “non avvicinarsi”, potrebbero essere emessi con lontananze maggiori. Abbracciare un cane vuol dire bruciare le tappe e maleducatamente arrivare alla zona intima senza avere alcun rispetto del nostro interlocutore. Ma cosa determina la prossemica di un cane? Il carattere, l’età, la situazione ormonale, la salute, le esperienze vissute, il grado di confidenza con l’altro soggetto, la selezione di razza, il “qui ed ora” che sta vivendo. Perché spesso i cani emettono segnali più “potenziati” al guinzaglio rispetto a quando sono slegati? L’impossibilità di fuggire in caso di pericolo, la vicinanza al gruppo famigliare, la tendenza a prendersi la responsabilità di vigilare su chi interagisce con noi, queste possono essere alcune delle valide spiegazioni che potremmo dare valutando la specifica situazione, ma ciò che accomuna tutte queste condizioni è la mancanza di poter gestire la prossemica in modo adeguato. Il guinzaglio, nel bene e nel male, è uno strumento di contenimento e limita la possibilità di mandare i segnali corretti, spesso anche quando le competenze sociali di quel cane sono ottime, a lungo andare purtroppo questo potrebbe creare qualche danno. Giochiamo ancora una volta a metterci nei loro panni: state camminando per strada al guinzaglio con il vostro compagno umano, dall’altro lato della via vedete un cane ma la distanza sociale è ampia e semplicemente, procedete ignorandolo. Entrambi dovete attraversare la strada, le distanze si accorciano, il cane comincia a mandarvi dei segnali di allontanamento e la sua proprietaria accorcia il guinzaglio creando tensione fisica ed emotiva, i segnali di allontanamento di quel cane vengono a quel punto enfatizzati, voi iniziate a mandare segnali di calma per pacificare la situazione e comunicare all’altro la vostra volontà di procedere senza litigare. Le distanze si accorciano e ormai vi trovate entrambi nella zona personale, il cane procede su due zampe, con il guinzaglio tiratissimo, la proprietaria che gli urla di smetterla e cerca di velocizzare il passo, voi vorreste andarvene, aumentare la distanza, cambiare lato e lasciare che il vostro compagno umano si interponga tra voi, ma il guinzaglio termina la sua lunghezza e potete solo sperare che quella terribile situazione si risolva velocemente. Siete spaventati, il cuore è accelerato, vi sentivate in trappola, ma probabilmente il vostro compagno umano non ha compreso appieno il vostro stato d’animo. Ebbene si, noi esseri umani sappiamo essere sordi e ciechi anche quando dotati di sensi perfettamente funzionanti. La situazione appena descritta è ordinaria amministrazione purtroppo, vi invito perciò da oggi a cercare di comprendere quanto sono ampie le zone dei vostri cani e quando incrociate un cane sconosciuto, ampliate le distanze, non usate mai guinzagli troppo corti e non tirate il vostro amico, chiamatelo per fare in modo che si avvicini a voi, mantenete la calma e ricordatevi di osservare i suoi cambiamenti emotivi.

“Avere la fiducia di qualcuno gratifica più che essere amati” George Mc Donald. 

I consigli del nostro Educatore

Laura Sabbadini

Laura Sabbadini, educatrice cinofila, ha mostrato sin da piccola una grande passione verso gli animali. La sua svolta personale e professionale è avvenuta durante l'esperienza di volontaria all'interno di un canile, dopo essere diventata istruttrice, Laura ha fondato l' Associazione Ca'Nina, dedicata alla sua labrador nera, la sua più grande maestra di vita.

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