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PRIMAVERA, STAGIONE DI PASSEGGIATE

Il sole ha fatto finalmente capolino e ridona vita al mondo, la natura riacquista i suoi splendidi colori e la temperatura è ottima, come non sentire il bisogno di uscire all’aria aperta e goderci le lunghe giornate primaverili? Per chi ha cani, questa è la stagione perfetta, non c’è il freddo dell’inverno che ti congela i piedi, il caldo dell’estate che affatica velocemente noi e i nostri cani o l’umido dell’autunno che rende il ritorno a casa una lotta all’ultimo colpo di salvietta e spazzola per togliere il fango (ahimè che amo i cani  a pelo lungo), persino il proprietario più ozioso viene colto da un’irrefrenabile voglia di godersi la giornata in compagnia del proprio amico e le attività insieme aumentano esponenzialmente. Questa per me e per i miei allievi è la stagione delle passeggiate didattiche, ovvero uscite di gruppo dove il cane e il relativo uomo imparano ad interagire con gli altri e con l’ambiente circostante in modo differente, più qualitativo e innovativo. In queste uscite di gruppo, cerchiamo di far sviluppare nelle persone una visione diversa del mondo, la fantasia di creare nuove scenografie di gioco apparentemente dal nulla (apparentemente!) e a gestire in modo corretto le interazioni con altri cani in spazi aperti. Immaginiamoci per esempio di camminare in un bosco, sicuramente il vostro percorso non sarà lineare e semplice, avrete salite e discese, ruscelli, fossi o fiumi, curve cieche e strade che si dividono, alberi con radici antiche o prati stabili che si aprono all’orizzonte;  potreste semplicemente decidere di camminare con il vostro cane al fianco, forse vi fermereste per lasciare che annusi gli odori di chi è passato prima di voi, spero sinceramente che lo facciate, l’olfatto è il senso che i cani utilizzano per scoprire un mondo che ancora all’uomo è ignoto e precludere questa possibilità ai nostri animali sarebbe come mettere una benda ad un amico, mentre fate una passeggiata insieme, nel posto più bello che abbiate mai visto. Immaginiamoci ora che quegli alberi divengano ostacoli da superare, aspettandovi a vicenda e aiutandovi se serve, passando fianco a fianco sopra tronchi caduti,  facendo un giro attorno a quelli ancora in piedi, come se fosse uno slalom naturale o passando tra cunicoli di cespugli, come fossero tunnel.

Non serve necessariamente un campo d’agility o di mobility per lavorare la propriocezione del corpo, per creare più sintonia nella relazione o per aumentare l’autostima del vostro animale. Forse qualcuno di voi non ha mai sentito parlare di autostima riferendosi ad un cane, qualcuno ancora crede che siano privi di emozioni e agisce di conseguenza, personalmente è difficile per me comprendere come gli occhi possano non vedere nei cani la tristezza, la felicità, l’ansia, l’irritazione, ma ormai ho abbastanza esperienza sul campo per affermare con certezza che il livello di comprensione di un proprietario riguardo alle emozioni che prova il suo cane, varia a seconda del livello di empatia, sensibilità e conoscenza etologica, siamo tutti diversi, qualcuno partirà svantaggiato, ma possiamo sempre migliorare. Le emozioni sono stati mentali che si manifestano quando il cervello elabora degli stimoli, delle situazioni e in base all’emozione che prova, trasferisce al corpo l’informazione riguardo alla risposta fisica da attuare. Gli educatori tecnicamente aggiornati, cercano di cambiare la risposta del corpo dell’individuo lavorando sulle emozioni che la muovono ovvero, se un cane ha paura dei suoi conspecifici e abbaia per cercare di allontanarli, cercherà di aumentare la sua socialità, la sua sicurezza, di creare nuove sensazioni legate alla presenza di altri cani e di superare la paura che lo porta a comportarsi in quel modo. Per lo stesso concetto, un cane poco focalizzato sul proprietario, probabilmente tirerà al guinzaglio, non tornerà al richiamo, forse cercherà più volentieri la compagnia di altri cani o l’esplorazione solitaria del mondo piuttosto che la compagnia del suo umano. Cambiare la qualità di una passeggiata, cambia le emozioni che stanno alla base e la motivazione che porta il vostro amico a stare lontano o vicino a voi. Ai miei allievi consiglio di avere due guinzagli, uno a norma di legge per le passeggiate urbane (max 1,5 m) e un altro tra i 5 e gli 8 m da utilizzare in campagna per aumentare la libertà del cane e la possibilità che utilizzi il suo tartufo in modo attivo ma avere il cane in sicurezza, soprattutto se siete incerti sul richiamo in presenza di forti stimoli come altri animali all’orizzonte, strade, corsi d’acqua pericolosi. Utilizzare l’olfatto vuol dire ragionare; le particelle che arrivano al naso del cane, prese dall’aria o da terra, vengono minuziosamente analizzate e decodificate, è un po’ come se i nostri amici nel loro cervello avessero un minilaboratorio di “CSI, squadra anticrimine”. Abitando in campagna ho la possibilità di passeggiare quotidianamente in ambiente aperto, Nina, Lilo, Naif e Buck possono scorrazzare liberamente e scoprire il mondo. Proprio dal loro modo di esplorare ho colto lo spunto per elaborare dei sistemi di gioco più naturali, senza artifizi di setting o obbiettivi performativi umani. Se uno di loro si ferma ad annusare, poco dopo tutto il gruppo si unisce, a seconda del grado di interesse iniziano a staccarsi per continuare a muoversi nell’ambiente, quando trovano un tesoro e per “tesoro” intendo tendenzialmente qualcosa di sufficientemente schifoso da attrarre la loro attenzione come un pezzo di sterco, un osso o quando va bene, un calzino abbandonato sulla riva del fiume, le attività del gruppo cambiano, a seconda di chi ritrova l’oggetto questo viene custodito gelosamente o condiviso con richieste di gioco verso i compagni. Osservare i nostri cani nelle loro interazioni, ci insegna più di quanto libri o corsi potranno mai fare. Negli articoli precedenti vi ho spiegato che i cani sono perfettamente coscienti che vi è una diversità tra noi e loro, ma questo non preclude il fatto di poter trarre spunto dal loro naturale modo di comunicare per creare un linguaggio compreso da entrambi e migliorare la qualità delle nostre relazioni. Mi rendo conto che chi abita in città stia pensando “Si ok, tutto molto bello ma utopico, io non ho file di alberi da raggirare, fossetti da scavalcare, o prati dove fare ricerche olfattive o Nosework (disciplina cinofila dove il cane utilizza l’olfatto per ricercare tracce, oggetti, piste)”.

E’ vero, in città il cemento predomina ma questo non significa che non ci siano stimoli differenti: panchine, attrezzi lungo i “percorsi vita”, i paletti gialli di divisione tra strada pedonale e quella per le auto, muretti, grate e scale di diverso tipo, il segreto sta nel saper guardare il mondo con occhi diversi. Infine, quello che mi sento di raccomandare è di non esagerare mai con le difficoltà, non chiedete al vostro amico qualcosa di troppo complesso per lui, senza essere certi che questo non creerà traumi o rotture di fiducia nella vostra relazione, le passeggiate devono acquisire di qualità non perderla. Ricordatevi sempre che esattamente come voi, il vostro cane in questo preciso momento prova delle emozioni, differenti da dieci minuti fa e differenti tra dieci minuti, tenete sempre conto di tutto quello che vi circonda, ciò che oggi è semplice domani potrebbe essere complicato, in una sana relazione non conta la meta ma il viaggio.

Buone passeggiate primaverili a tutti. 

I consigli del nostro Educatore

Laura Sabbadini

Laura Sabbadini, educatrice cinofila, ha mostrato sin da piccola una grande passione verso gli animali. La sua svolta personale e professionale è avvenuta durante l'esperienza di volontaria all'interno di un canile, dopo essere diventata istruttrice, Laura ha fondato l' Associazione Ca'Nina, dedicata alla sua labrador nera, la sua più grande maestra di vita.

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