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LE EMOZIONI SONO SOLO UMANE?

Che la vita sia fatta di alti e bassi, ne siamo coscienti tutti; ci sono periodi felici, in cui basta un nonnulla per sorridere, periodi che passano senza gloria e senza infamia e periodi dove la sfortuna pare averci preso di mira, premettendo che non credo né nella sfortuna né nel caso. Vi siete mai chiesti se per il vostro animale domestico sia la stessa cosa? Insomma, anche il vostro cane ha la giornata storta e quella euforica o questo è un mero pensiero che trova le sue radici nell’ antropomorfizzazione verso gli animali?
Per dare risposta a questa domanda è necessario prima rispondere ad un altro quesito “Gli animali sono esseri senzienti?”. Con questo termine mi riferisco al fatto che un animale, inteso come individuo, provi emozioni e abbia la cognizione della realtà in cui si trova, fino a sentire il dolore per una perdita, la gioia per un ricongiungimento, l’affetto per un altro essere vivente, il divertimento nel gioco o la coscienza della morte. Quando ero all’università, un docente un giorno affermò in aula che gli animali non potevano comprendere un lutto e non erano in grado di provare realmente sofferenza per l’amico o il parente morto. Già allora, acerba di conoscenza, la reazione della mia mente fu decisamente impulsiva; “Questa è una fesseria” pensai, “ gli elefanti e i delfini stanno ore a cercare di rianimare i cuccioli, alcuni cani non lasciano i compagni morti, ma cosa sta dicendo?”. Allora credevo che la Scienza fosse la risposta, ora credo che la Scienza sia fatta di uomini e come tale, cresce con loro, attraverso esperienze, dubbi e limiti mentali,
E. De Bono disse “Nessuno schema interpretativo è così sacro da non poter essere discusso, nessuna prassi è così perfetta da non essere suscettibile di miglioramento”. Come accade spesso nella storia, prima o poi qualche mente illuminata fa capolino e anche per questa particolare storia, alcuni scienziati cominciarono ad andare controcorrente, distinguendosi per le loro apparentemente assurde idee. Una di questi fu Jane Goodall, che ancora oggi è tra più importanti etologi viventi, dagli anni ’60 è impegnata nello studio e nella tutela degli scimpanzé in Tanzania. La Goodall ha dimostrato che gli scimpanzé hanno autocoscienza, vivono emozioni, possono ragionare, risolvere problemi, costruire utensili e hanno una complessa vita sociale ma provare emozioni non è caratteristica propria dei primati, le emozioni si sono evolute come adattamento e servono per stringere forti relazioni sociali, tra amici, patner, competitors; grazie alle esperienze emotive, un animale può modificare il suo comportamento nelle diverse situazioni ed essere più “adattabile” all’ambiente in cui vive. Tutti i mammiferi posseggono strutture neuroanatomiche e vie neurochimiche importanti per i sentimenti, in alcuni cetacei si riconoscono cellule fusate nelle stesse aree cerebrali del cervello umano; queste regioni controllano l’empatia, il pro sociale e le reazioni spontanee. Gli animali “sentono” e le loro emozioni sono importanti per la loro vita quanto le nostre nella nostra, credere che ogni giorno sia uguale per il nostro cane, gatto, cavallo o quant’altro, è quantomeno riduttivo e sottostima la complessità emotiva e mentale degli esseri con la quale condividiamo lo spazio su questo pianeta. Essere coscienti del fatto che gli animali provano emozioni cambia completamente il nostro punto di vista così come cambia le nostre modalità di interazione con loro. Prima di toccare un cane probabilmente inizieremo a chiederci se “ne ha voglia”, osservare il divertimento in un gioco sociale ci porterà ancora più gioia e vedere un cavallo frustato perché non salta in modo corretto o un cane ripreso perché non sta eseguendo un esercizio alla perfezione, ci porterà tristezza, dubbi e un senso di inadeguatezza rispetto alla posizione di controllo sulla natura che rivestiamo in questo mondo. Nonostante gli anni di ricerche e la formulazione di diverse teorie in merito, ancora oggi non esiste una definizione di “emozione” che ne contempli tutti gli aspetti, fisiologici, cognitivi, di sentimento e con la conseguente modificazione comportamentale. Darwin nel 1872 diede al termine una prospettiva psicoevoluzionistica ripresa negli anni ’80 da Ekman che la definì come la “percezione di sensazioni che motivano e allo stesso tempo organizzano e guidano tutto ciò che concerne azioni e pensieri”, alle sei emozioni primarie (rabbia, paura, tristezza, gioia, sorpresa, disprezzo, disgusto), si affiancano emozioni secondarie come combinazioni delle primarie, che si sviluppano con la crescita dell’individuo e con l’interazione sociale (l’allegria, la vergogna, l’ansia, la rassegnazione, la gelosia, la speranza, il perdono, l’offesa, la nostalgia, il rimorso, la delusione), forse non tutte presenti negli animali, forse differenti per grado ma comunque in parte presenti. Le emozioni secondarie danno flessibilità di risposta nelle diverse circostanze, ragionare sul “sentire” ci permette di cambiare l’ “agire”, il sentimento scaturisce dal pensiero e si concretizza con i diversi stati umorali dell’individuo. Diviene quindi quasi irragionevole credere che un animale dotato di emozioni non possa cambiare stato umorale. Ovviamente per chiunque abbia un animale domestico questa pare la scoperta dell’acqua calda, non la discussione del secolo ma ammettere che un animale provi emozioni porta inevitabilmente a discussioni molto più calde come la scelta di togliere un vitello alla propria madre per assicurarsi la produzione di latte, di detenere un animale in gabbia, privato del suo contesto ambientale e sociale o di utilizzare gli animali per scopi puramente umani, che siano di puro “divertimento” (delfinari, circo, pappagalli in gabbia, tutti i tipi di gare che concernono la presenza di animali, uccellini da richiamo e chi più ne ha più ne metta) o di estrema utilità in caso di vita o di morte. Quello che ora vi invito a fare è andare dal vostro animale, osservarlo senza disturbare il suo stato per alcuni minuti, cosa sta facendo? Cosa sta provando? Comprendete il suo stato d’animo o avete dubbi sull’effettiva veridicità di quello che rispondereste? Provate a fare questo esercizio più volte al giorno, sviluppate i vostri sensi verso la comprensione delle emozioni del vostro animale per poi allargare la vostra mente a vedere oltre. Osservate i cani al guinzaglio o al parco, il piccione a lato della strada mentre siete fermi ad un semaforo, il cavallo in un box e quello nel paddock insieme ai suoi simili, il gatto del vicino che prende il sole, la gallina ovaiola e lo sguardo dei maiali o delle mucche nei camion piombati, abituate la vostra mente a vedere oltre i messaggi pubblicitari, oltre le ricerche scientifiche, oltre ciò che vi viene detto, ciò che un animale sente è scritto sulle loro facce, nelle loro code, nei movimenti, non  tutti esprimono allo stesso modo ciò che sentono ma i vostri occhi diventeranno sempre più esperti nel comprendere questo linguaggio sottile. La ricerca ha provato che qualsiasi essere umano è naturalmente in grado di comprendere le emozioni che gli animali esprimono, ciò che ancora non comprendiamo è perché sia così difficile farlo. Abituate i vostri occhi ad osservare, senza accorgervene inizierete ad avere più attenzione, rispetto ed empatia verso il mondo vivente che ci circonda, insegnate ai vostri figli o ai vostri alunni ad aprire i sensi e li renderete adulti più consapevoli e gentili.
Siate il cambiamento che volete vedere nel mondo. Mahatma Gandhi. 

I consigli del nostro Educatore

Laura Sabbadini

Laura Sabbadini, educatrice cinofila, ha mostrato sin da piccola una grande passione verso gli animali. La sua svolta personale e professionale è avvenuta durante l'esperienza di volontaria all'interno di un canile, dopo essere diventata istruttrice, Laura ha fondato l' Associazione Ca'Nina, dedicata alla sua labrador nera, la sua più grande maestra di vita.

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