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IL KENNEL: RIFUGIO O PRIGIONE?

 

Anche se non appartiene ad argomenti scottanti come religione o politica, quando si parla di kennel (trasportino per cani) il mondo cinofilo si spacca in tre. Nella fazione più estremo-buonista troveremo i radicali che non ne faranno mai uso, nemmeno se la scienza dovesse provare la sua utilità con matrici matematiche, al vertice opposto troviamo chi va vivere il cane in gabbia la maggior parte di ore di una giornata (per non polemizzare sorvolerò questo punto), al centro ci sono i moderati, che credono che come ogni strumento possa essere usato in modo logico senza abusarne o al contrario, demonizzarlo. Come avrete capito io appartengo al “centro” e sebbene i miei cani vivano liberi di girovagare in casa, in qualche caso risulta utile montare la loro “stanzetta mobile”; questo credo sia il concetto chiave della questione, quando il nostro cervello associa il termine “kennel” a schiavitù, sofferenza, mancanza di libertà, la nostra mente scarta automaticamente l’idea di poter infliggere al nostro amato compagno una sofferenza simile, ma se l’associazione di idee passa dal concetto di “luogo sicuro dove potersi rilassare serenamente”, l’immagine mentale è più simile a quella di una stanza priva di pericoli che di una prigione. Personalmente ho sempre abituato tutti i miei cani al trasportino in modo naturale e graduale, spesso con l’aiuto di un adulto come dimostratore, utilizzando l’apprendimento sociale per aiutare il cucciolo a capire cosa fosse e a cosa servisse quella strana cuccia. Se osserviamo con attenzione la struttura di un kennel è molto simile a quella di una tana, alcuni sono di resina, altri di metallo o di stoffa, basilare che siano confortevoli, quando un cane si sente minacciato cerca la serenità in luoghi coperti, sotto letti, tavoli, sottoscala, cespugli. Per essere certi del vostro acquisto potete seguire qualche semplice regola logica: se il trasportino vi serve per l’auto, dovrà essere abbastanza grande da permettere al cane di sdraiarsi comodamente, ma non troppo per evitare che venga scosso a destra e sinistra in caso ci siano di piccoli incidenti, curve o frenate brusche, il materiale dev’essere il più resistente possibile e in tal caso quelli in alluminio danno maggiore sicurezza, seguiti da quelli in resina spessa, in metallo e infine in tessuto; gli ultimi due sono effettivamente poco sicuri in caso di incidente. Nel caso in cui ci serva una confort zone per il nostro amico da tenere in casa o ufficio invece i parametri vanno invertiti, la grandezza sarà maggiore possibile e la leggerezza va preferita, se il vostro cane è un piccolo T-rex potrete scegliere le zincate a maglie con doppia porta ma se siete convinti che la sua aura sia quella di un candido angioletto, la soluzione per voi è il tessuto con la struttura interna di metallo, fondamentale per evitare che si schiacci o si ribalti sui lati quando il cane si poggia alle pareti, questo difetto era presente nei primi trasportini di tela immessi sul mercato che spesso creavano nei cani un senso di insicurezza tale da portarli al rifiuto di entrare. Entrambi gli ultimi modelli indicati sono ripiegabili a valigetta, tocco di intelligenza e grande comodità quando volete portare il vostro amico in vacanza con voi, è mia abitudine portare un trasportino pieghevole di tessuto quando mi muovo con i cani, in molti alberghi dove vengono normalmente accettati solo cani di piccola taglia o dove non sono accettati in sala da pranzo, la sicurezza della nostra buona educazione e di quella del nostro quadrupede, rende più serena l’accoglienza e più gradevole la permanenza per tutti. I miei cani vengono spesso in viaggio con me, la Francia ad esempio è un luogo meraviglioso da visitare con i propri amici a quattro zampe, non è difficile trovare alberghi pet friendly ed è possibile portare con sé il proprio animale anche in posti particolari come il castello medioevale di Le Beaux de Provence. Un’esperienza buffa fu la simpatica discussione con la proprietaria di un negozio di ceramiche che mi invitava insistentemente ad entrare con Naif, il mio australian maschio, ora, sebbene io ami follemente i miei cani e apprezzassi molto gli oggetti shabby chic del negozio, dovetti insistere nel rifiutare l’invito, visualizzando la fluente e pelosissima coda del mio cane sbattere felicemente a destra e sinistra su quelle splendide ceramiche e porcellane provenzali, se quella della signora fosse una tecnica di marketing per assicurarsi gli utili del mese grazie a Naif, non lo sapremo mai. Come potete fare in modo che il vostro amico scelga di rilassarsi all’interno del suo trasportino e non viva la permanenza all’interno con frustrazione? Il primo passaggio sarà portare il kennel in casa o in una zona che il cane vive quotidianamente, se si tratta di trasportini composti da più parti, smonterete “tetto” e cancellino e lascerete solo la parte bassa, che poco si discosterà dal concetto di normalissima cuccia, all’interno del quale avrete posizionato il cuscino preferito dal vostro cane e i suoi giochi. Non dovrete mai obbligarlo ad entrare ma cercherete di sfruttare ogni possibile occasione per rendere piacevole la permanenza nella nuova tana facendovi trovare all’interno ossettini da masticare, premietti, kong, giochi nuovi per la masticazione, l’esperienza diviene più efficace se non scollegata a voi quindi è fondamentale che il cane non vi veda porre gli oggetti nella nuova cuccia. Tutto avverrà in modo più rapido se limiterete i disponibili per il relax, e saprete sfruttare al meglio i momenti di stanchezza, magari proponendo un torciglione da masticare proprio dopo una lunga e rilassante passeggiata. Se siete certi che il vostro amico ha accettato la nuova location in modo positivo, dopo qualche giorno potrete montare la parte alta del trasportino (ma non il cancello) e continuare con le esperienze positive, nel caso in cui la gabbia non fosse smontabile, lascerete aperti entrambi gli accessi per evitare il senso di costrizione. E’ impossibile stabilire con certezza quanto tempo ci potrà volere, dipende dal carattere del vostro cane, dalle sue esperienze precedenti, da eventuali traumi subiti, dalla vostra capacità di rendere piacevole il tutto, dalla gestione quotidiana, ma soprattutto ricordatevi che anche loro sono individui con emozioni e intelligenza propri, non obbligateli, aspettateli, comprendeteli, osservateli e cercate di capire cosa eventualmente è necessario modificare. A questo punto del percorso dovrete iniziare a chiudere il cancellino in modo calmo, naturale, senza sbatterlo, sfruttando la tranquillità post passeggiata e inserendo prima un Kong o qualcosa da masticare, riaprirete la griglia qualche attimo dopo sempre con molta naturalezza, quasi senza darvi importanza, nelle sessioni successive, cercherete di posticipare la riapertura di qualche minuto, prevenendo l’eventuale frustrazione del cane all’interno. Potrebbe capitarmi di sbagliare i tempi e creare involontariamente stress al vostro amico, in tal caso portatevi vicino al kennel, sedetevi a terra e respirate in modo tranquillo, fate in modo che il cane percepisca la vostra calma e continuate a ripetere nella vostra mente “Va tutto bene, posso stare calmo”, più voi rimarrete sereni, più sarà semplice che il vostro cane torni a rilassarsi. Voi dovete essere la sua guida sicura, senza nervosismo o debolezza,ma calma e sicurezza, controllate sempre che il cane stia gestendo l’eventuale frustrazione, evitate i traumi, il nuovo posto dev’essere un rifugio tutelato e pacifico, non un luogo di tortura, come sempre preferisco proporre le esperienze in modo graduale che imporle quando non è un caso di vita o di morte, quando il cane sarà mentalmente calmo, potrete aprire. Se avete sbagliato qualcosa e il vostro amico manifesta incertezza sul rientrare o meno, sarà necessario tornare indietro di qualche passo, talvolta rismontare la copertura, giocare con altri cani che non temono il trasportino o se riuscite, entrare voi stessi. Sembra ridicolo è vero, sento già qualcuno rifiutare il concetto, “Ma figurati se io entro nella gabbia del cane”, in effetti non mi sarei sognata di scrivere una cosa del genere fino a quando non mi è capitato di ritrovarmi io stessa all’interno. Stavo sistemando il telo copricuscino di un kennel-monolocale che il mio compagno ha comprato per i nostri cani, è davvero enorme e per arrivare in fondo mi sono allungata completamente, girandomi per uscire, mi sono fermata un attimo ad osservare, a sentire, a percepire empaticamente quello che un cane può provare, un isolamento nell’integrazione sociale che può essere una lama a doppio taglio, mi ha ricordato la sensazione che provavo da piccola quando i bambini, in caso di stanchezza, vengono messi nel passeggino e riescono a dormire nonostante il rumore ma nel contempo sono stata assalita da un senso di frustrazione, se avessi voluto chiedere aiuto, cosa avrei dovuto fare? Ancora una volta ho ricordato a me stessa l’importanza di osservare empaticamente i miei amici animali, ancora una volta per capirli appieno la mia mente ha dovuto spogliarsi dei suoi filtri umani, uscendo arricchita di una nuova visione da un’esperienza semplice, capitata per caso. 

I consigli del nostro Educatore

Laura Sabbadini

Laura Sabbadini, educatrice cinofila, ha mostrato sin da piccola una grande passione verso gli animali. La sua svolta personale e professionale è avvenuta durante l'esperienza di volontaria all'interno di un canile, dopo essere diventata istruttrice, Laura ha fondato l' Associazione Ca'Nina, dedicata alla sua labrador nera, la sua più grande maestra di vita.

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