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COMUNICARE CON IL NOSTRO AMICO A 4 ZAMPE

L'esperienza mi aveva insegnato molto presto che possiamo commettere degli errori indipendentemente dalla nostra volontà e poco tempo dopo imparai anche che possiamo commettere degli errori senza neanche capire cosa abbiamo fatto e perché siano errori. Orwell in questa frase esprime pienamente ciò che ho pensato domenica mattina quando mi trovavo all’uscita del parco con Lilo, la mia pastorella australiana, che si era fermata un attimo ad annusare un punto di rilevante interesse; mentre attendevo con pazienza, una famiglia scende dall’auto, il bambino teneva al guinzaglio un cucciolotto di molosso di circa due mesi che spaventato dalla situazione, si accucciava a terra con la codina nascosta tra le gambe. La sorellina maggiore, infastidita dall’attesa, prese il guinzaglio e lo tirò per incitare il piccoletto al movimento, il bambino ad alta voce la esortò a smettere “No, così lo strangoli”, in quel momento mi cadde l’occhio sul collo del cane, indossava un collare a strangolo (o a scorrimento o a strozzo, il concetto non cambia, un cappio dopo aver fatto scorrimento, strangola) e sembrava che l’unico ad essersene accorto fosse il bambino. Poiché il cucciolo non aveva la benché minima intenzione di muoversi e la sorella era stata bloccata nella sua unica idea riguardo a come smuovere la situazione, la madre, a qualche passo di distanza impose al bimbo “Tiralo!”, io attonita osservai la situazione continuando ad attendere che Lilo finisse di decifrare i codici criptati sotto a quel cespuglio. Questo fu il momento in cui intervenne il padre che dopo aver controllato tutte le chiusure dell’auto, giubbini ed equipaggiamento da scout, decise di prendere in mano la situazione e impugnò il guinzaglio del cane per….tirarlo! Dopo anni e anni in mezzo agli animali, ho perso la mia inclinazione da “crocerossina a tutti i costi” a meno che la situazione non degeneri (in tal caso avrei un paio di tragicomiche situazioni in repertorio ma preferisco lasciarle a chi tra voi dividerà con me un pomeridiano cream tea) ma il cucciolo stava decisamente lanciando un grido d’aiuto che pareva essere udito solo dal piccolo umano biondo. Mi avvicinai alla famigliola e spiegai che il cucciolo era molto spaventato e che stavano peggiorando la situazione in quel modo. La risposta che mi diede la madre fu a dir poco assurda: “Ma non è nostro, l’abbiamo solo in prestito! E’ di amici, lo portiamo fuori per farlo vedere ai bambini e poi lo riportiamo indietro”. Come si può credere di avere un essere vivente “in prestito”? Sono certa che non ci fosse malvagità nelle sue parole, ascoltarono i miei consigli seduta stante e tutto avvenne in modo molto educato ma la mancanza di empatia della parte della famiglia over 8 years mi lasciò attonita. Nel 2014 l’ignoranza può essere ancora scusata? O semplicemente dobbiamo accettare il fatto che l’uomo non cambierà mai questa sua indiscutibile voglia di controllare in modo totalitario ciò che lo circonda? Gandhi e Maria Teresa di Calcutta provengono da mutazioni genetiche o semplicemente ognuno di noi ha un potenziale inespresso? Se davvero potessi prendere un thè con ognuno di voi, mi piacerebbe sapere cosa ne pensate, qual è la vostra opinione in merito al prendersi cura di un essere vivente. La traduzione inglese “take care” rende davvero l’idea di quanto sia importante e fondamentale conoscere ciò che accade nella vita del nostro animale e quanto siamo responsabili del suo benessere. Nel 2014 è corretto ed indispensabile per un buon compagno umano conoscere il linguaggio non verbale e verbale del suo cane, gatto, cavallo o altra specie che sia, è fondamentale sapere quali sono i bisogni fisici e mentali che assicurano il suo benessere, è ovvio imparare a leggere le etichette dei pet food perché loro, come noi, sono quello che mangiano, negativamente e positivamente. Siamo in grado di fare del male senza avere minimamente l’idea di quello che stiamo facendo ma possiamo evitarlo? In un canile della zona c’è da anni l’abitudine di dare la possibilità ai volontari di portare a spasso i cani ospiti, qualche tempo fa, nell’epoca in cui spopolava il programma del messicano C.M. in tv, si era resa necessaria la sospensione delle passeggiate domenicali da parte delle persone non strettamente legate all’associazione del canile. Gli episodi di stranezze umane erano diventati troppi da tollerare e i volontari non riuscivano a far comprendere ai “passeggiatori della domenica” l’importanza di attenersi alle loro indicazioni. Si erano viste famiglie lasciare gestire il guinzaglio ai bambini, gente che decideva spontaneamente di avvicinare cani che non condividevano lo stesso box e ci fu addirittura un caso in cui un improvvisato “educatore” cercò di usare i metodi copiati dal programma di C.M su un cane a lui affidato per la passeggiata. Si rese perciò necessaria la creazione di corsi ad hoc, dove le persone potessero imparare innanzitutto il “take care” del cane che avevano al guinzaglio e quello che si dedusse era proprio questo eccesso o carenza di empatia che portavano spesso a compiere atti decisamente fuori da ogni logica comportamentale ma che alla persona, in quel momento, sembravano la cosa più ovvia da fare. E’ vero, siamo nell’era della tecnologia ma infondo molti di noi indossano ancora pellicce, pur sapendo che gli animali vengono scuoiati vivi per non sporcare il loro pregiato pelo, molti vanno a caccia o a pesca, seppur questo non sia necessario per la nostra sopravvivenza e tutto ciò mentre altri si scioccano alla notizia che nei piumini d’oca ci sono le piume delle oche. Siamo la contraddizione in essere e siamo esseri dotati di grande intelligenza, ma forse in molti casi la usiamo malamente. C’è un varco di speranza nel nostro essere drasticamente umani ? Infondo nel XXVI canto dell’Inferno anche Dante ci diede un’ indicazione: “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza". Ma come capire se la conoscenza che vado cercando è quella giusta o sbagliata? Infondo nell’era del grande cambiamento cinofilo, i pensieri obsoleti permangono accanto a quelli più illuminati, le vecchie teorie della leadership resistono ahimè con le loro radici ben salde al vento dell’evoluzione. Accanto a libri aggiornati perciò troverete l’edizione di “Addestrare il vostro cane” del 1979 con consigli ormai ritenuti alla stregua del maltrattamento, come ad esempio picchiare il cucciolo con il giornale se fa pipì nella zona non adibita a tale scopo. Il mio consiglio è di documentarvi il più possibile sulla vita dell’autore, di inserire drasticamente il suo nome in google e visionare il curriculum, i video, i blog, ogni cosa può esserci utile per comprendere meglio se questa persona sia competente o meno, qual è la sua esperienza, la sua formazione, come si approccia ai cani. Ovviamente nell’epoca del grande bluff, questo non basterà perciò affidatevi anche al vostro istinto ma soprattutto alla vostra empatia. Se doveste leggere su un libro una cosa che vi pare assurda, non fatela! Ricordatevi che in gioco ci sono le esperienze del vostro amico a quattro zampe. Per fortuna esistono in vendita libri i cui autori sono scienziati preparati ed illuminati come Bradshaw, Bekoff, la Goodall grazie al quale avrete un termine di paragone su cosa è assurdo e cosa no, perciò riguardo i loro scritti andate a cuor tranquillo. Ogni proprietario inoltre dovrebbe quantomeno sapere cosa sono i “segnali calmanti”, quali sono le regole per una buona convivenza sociale e saper mettere in pratica differenti tipi di giochi di fiuto e di condivisione-esplorazione. Una corretta formazione creerà le basi critiche per imparare a scegliere cosa è bene e cosa è male per il nostro cane, il toelettatore, il veterinario, l’educatore, la pensione di riferimento, il cibo, i giochi, la guinzaglieria, la gestione in casa e durante i viaggi. Più comprenderemo quello che vuol comunicarci il nostro compagno quadrupede, maggiore sarà la nostra capacità di aiutarlo ad adattarsi senza difficoltà alle situazioni nuove, capire quando è a suo agio o cosa lo affligge e maggiore sarà la serenità nell’affrontare i momenti difficili come i lunghi periodi solo a casa. Sul mercato esistono anche libri studiati appositamente per i più piccoli, per aiutarvi a guidarli verso un corretto approccio con l’animale; troppo spesso vedo bambini troppo timorosi o troppo confidenti, la verità sta nel mezzo. E’ vero, anche dopo quattordici anni di esperienza e tanta formazione si sbaglia, ma quando accade si dovrebbe essere in grado di comprendere cosa è successo e soprattutto rimediare, infondo l’essere umano è decisamente imperfetto ma confido in ognuno di voi per migliorare questa nostra attuale condizione. A proposito, avete già fatto una bella e rilassante passeggiata con il vostro amico oggi?

 

I consigli del nostro Educatore

Laura Sabbadini

Laura Sabbadini, educatrice cinofila, ha mostrato sin da piccola una grande passione verso gli animali. La sua svolta personale e professionale è avvenuta durante l'esperienza di volontaria all'interno di un canile, dopo essere diventata istruttrice, Laura ha fondato l' Associazione Ca'Nina, dedicata alla sua labrador nera, la sua più grande maestra di vita.

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