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COME SCEGLIERE L'EDUCATORE PER IL VOSTRO AMICO A 4 ZAMPE

La maggior parte delle telefonate che ricevo inizia con “ Buongiorno vorrei avere delle informazioni per addestrare il mio cane, ve lo devo lasciare o devo venire anch’io?”, dopo un breve sconforto iniziale, li invito ad un primo incontro, sperando di riuscire ad introdurli pian piano verso una dimensione differente di relazione con il loro animale. Così come gli studi sui cani si sono fatti spazio nel panorama scientifico, anche il mondo della cinofilia ha subito una drastica scissione tra vecchio e nuovo, tra chi porta avanti le vecchie teorie del “capobranco” e chi cerca di seguire linee guida completamente nuove basate su un concetto di “rispetto della diversità interspecifica”. Questo forte attrito tra fazioni crea un gran caos nei non addetti ai lavori, la scelta affrettata di un educatore può rivelarsi una perdita di tempo (e soldi) o peggio ancora un errore irrimediabile; frequentare una scuola, che sia per cani o per umani, vuol dire acquisire informazioni, far propri concetti nuovi che cambiano le nostre abitudini, riflettendosi direttamente sulla vita e sulle emozioni nostre e del nostro animale.

L’intenzione di questo articolo non è di giudicare i sistemi lavorativi presenti in Italia, ma di porre l’attenzione su quanto l’atteggiamento dei proprietari sia importante nella relazione cane-uomo. Immaginiamoci una situazione comune dove Mario e Gianni vogliono iniziare un percorso in un centro cinofilo con i loro cani. Il cane di Mario è un pastore tedesco, Tex, lui dice che a casa è fantastico, vive prevalentemente in giardino dove fa la guardia in modo ottimale, è buono con la famiglia, quando arriva gente preferisce chiuderlo perché mordicchia un po’ e salta addosso alla gente ma il problema reale sorge in passeggiata, quando vede gli altri cani inizia ad abbaiare a parecchi metri di distanza, il che impossibile portarlo in ambienti pubblici. Il cane di Gianni invece è un labrador di 10 mesi, Bart, un cucciolone agitato ma decisamente socievole con tutti, tira talmente al guinzaglio che la moglie si rifiuta di portarlo fuori per non perdere l’uso del braccio, a casa sta abbastanza buono ma il giardino, dove passa la maggior parte delle ore, pare più la scenografia di un film di fantascienza che un luogo dove trascorrere piacevoli pomeriggi in famiglia. I nostri due compagni di avventure, che adorano i loro animali e vorrebbero una vita più serena con loro, contattano il centro cinofilo più vicino a casa ed iniziano un percorso di addestramento. L’istruttore li inserisce in un gruppo ed inizia con le indicazioni, le persone vengono suddivise in sottogruppi e al suo via devono muoversi tutti insieme lungo una linea, i cani al loro fianco, nel caso in cui il loro animale dovesse ringhiare ad un altro, basterà dare un piccolo strattone al guinzaglio, per richiamare l’attenzione, dopo una serie di ripetizioni il cane imparerà che al guinzaglio non si deve ringhiare agli altri cani. Mario comincia ad avere subito i primi problemi, Tex è sovraeccitato, è molto tempo che non vede tanti cani, forse così tanti insieme non li ha mai visti, abbaia in continuazione e tira come un pazzo, Mario si sta alterando, non sa cosa fare, l’istruttore arriva e dice al nostro amico che è normale, sono le prime volte, deve fargli sentire chi comanda, deve essere un leader e il vedendo il suo atteggiamento fiero il cane si calmerà, Mario prova ma con scarsi risultati, l’istruttore a quel punto decide di prendere in mano la situazione, da due strattoni al guinzaglio e il cane si cheta, a quel punto passa in mezzo agli altri del gruppo e al primo cenno di allontanamento del cane, da un piccolo colpo al guinzaglio, il cane tace e l’istruttore torna fiero del suo lavoro dal nostro amico, intimandogli di emularlo nel suo atteggiamento. Gianni ha meno problemi, dopo due colpi con il guinzaglio il cane ha imparato a stare abbastanza vicino, incrociando gli altri ogni tanto tira ancora ma niente di preoccupante, basta solo un po’ di pratica, lo assicura l’istruttore. Arriva il momento della “socializzazione”, vengono mollati tutti i cani, a parte Tex che per il momento viene definito ancora un elemento a rischio, Gianni è contento di vedere Bart socializzare e sa che per oggi al giardino non verranno aggiunte nuove trincee. Arriva il momento di andarsene, Gianni chiama Bart per rimetterlo al guinzaglio ma il cane non si lascia prendere, il nostro amico non ne capisce il motivo, vedendolo in difficoltà l’istruttore, aiutato da altri compagni di corso più esperti, cerca di spaventare il cane in modo da spingerlo verso di lui ma Bart non torna da Gianni, qualcuno lo agguanta al volo ed insieme vanno a casa. Ovviamente i nomi sono di pura immaginazione ma le situazioni sopra descritte rientrano in un profilo decisamente comune, potete assistere a scene del genere tutt’oggi in alcuni contesti cinofili.

Ora, leggiamo la stessa circostanza da un punto di vista differente, cercando di capire come mai i due cani hanno reagito in quel modo alla stessa lezione. Tex è decisamente un cane sovraeccitato dal contesto in cui vive, non ha la possibilità di condividere momenti di reale interazione con altri cani e passa la maggior parte del tempo abbaiando agli estranei che passano fuori dal cancello di casa. Quando arriva al centro cinofilo, Tex trova un mare di cani estranei e inizia a replicare l’azione che ripete ogni giorno con ottimi risultati (se dopo l’abbaio l’estraneo se ne va, vuol dire che Tex vince ogni battaglia contro l’invasore). Mario non lo capisce e si innervosisce, guarda gli altri cani, guarda Tex e poi guarda ancora gli altri cani, Tex percepisce la tensione di Mario, i muscoli del viso tirati, una chimica alterata, i movimenti non rilassati, il tono della voce insicuro o troppo impositivo, la mano che si serra sul guinzaglio prima di partire con l’esercizio, i sensi di Tex sanno percepire questi e altri segnali, qualcosa sicuramente non va, se Mario è così a disagio, vuol dire che quella situazione nasconde un pericolo, se continua a guardarlo, forse gli sta dicendo di fare qualcosa. Uno sconosciuto si avvicina e il suo compagno umano si allontana da lui, Tex sente subito un fastidio al collo, lo sconosciuto urla e lo strattona, Tex probabilmente si sta chiedendo come mai questa persona mai incontrata prima ha degli atteggiamenti così violenti verso di lui, ma Mario dov’è? Come mai non fa nulla? Ogni volta che cerca di allontanarsi da quella fastidiosa situazione, il guinzaglio si tende, ogni volta che guarda gli altri cani, il collo duole per un colpo. In preda al dubbio e allo sconforto Tex cede e si cheta, l’esperienza è stata stancante, odia quello sconosciuto, odia quei cani. Bart invece è un tipico adolescente di labrador, con un fisico prestante e la voglia di vivere nuove esperienze, è attratto da persone e cani come una calamita con il suo opposto, ha l’energia di un caterpillar rinchiusa nel  giardinetto di una villetta a schiera. Ha un buon rapporto con Gianni, non capisce come mai lui si stia imponendo in quel modo così assurdo e diverso dal solito ma la sua mente è talmente attratta dagli altri cani che comincia a camminare al passo richiesto, tentando di tanto in tanto di avvicinarsi a qualcuno. Quando arriva il momento della socializzazione libera, Bart quasi non crede ai suoi occhi, quanti amici da incontrare, con alcuni condivide un’annusatina con altri qualche corsa, altri invece non sono molto simpatici ma Bart non desiste, quando Gianni lo richiama si guarda attorno, la scelta è  camminare obbligatoriamente al guinzaglio accanto a lui o rimanere libero di relazionare con gli altri, ad un certo punto alcune persone cercano di costringerlo a tornare da Gianni, Bart inizialmente lo prende come un gioco, poi il ritmo si fa più serrato e qualcuno riesce ad accalappiarlo. “La prossima volta non mi fregherete”. Il giorno seguente Bart e Gianni vanno in passeggiata come al solito, sta per arrivare un’auto e Gianni trafelato chiama il cane che non arriva, mette in scena un balletto di avvicinamento-allontanamento che fa imbestialire il suo compagno umano, “Non ho leadership” pensa Gianni, finalmente riesce a riprendere Bart e tira il guinzaglio vicino a sé, “Ora comando io, non è possibile questo comportamento”.

Ho volutamente forzato la mano su alcuni punti rendendoli forse un po’ romanzati o antropomorfizzati ma vi assicuro che quello che accade nella realtà non è molto dissimile da ciò che vi ho descritto. Quello che accomuna entrambe le situazioni è la carenza di empatia verso l’animale, la mancanza di professionalità da parte dell’istruttore, la carenza di informazioni sulla comunicazione dei cani e sulla loro struttura sociale, la falsa credenza che il fine giustifichi i mezzi e l’errata pretesa che tutti i cani rispondano allo stesso modo rispetto ad uno stimolo comune; se così fosse, quale differenza ci sarebbe tra un animale ed una macchina? Il gioco in natura è un sistema di apprendimento, i gattini imparano a cacciare giocando, i lupi imparano a gestire le interazioni sociali con il gioco e così anche i cani, perché non utilizzare il gioco stesso come forma prevalente di apprendimento? Perché rimanere inchiodati in un passato che fonda le sue radici sulle abitudini militari, peraltro ricche di convinzioni ormai confutate dai moderni studi? Voi mandereste vostro figlio a scuola da un maestro che usa la bacchetta perché crede che la mano sinistra sia legata al diavolo?

Rispettare e comprendere gli animali, il vostro cane in primis, aprirà le porte alla gentilezza, all’empatia, alla fantasia, alla condivisione, all’ascolto attivo dell’altro, non c’è violenza in un rapporto sereno, aprite la mente e il cuore prima di affidare voi stessi e il vostro cane ad un maestro.

I consigli del nostro Educatore

Laura Sabbadini

Laura Sabbadini, educatrice cinofila, ha mostrato sin da piccola una grande passione verso gli animali. La sua svolta personale e professionale è avvenuta durante l'esperienza di volontaria all'interno di un canile, dopo essere diventata istruttrice, Laura ha fondato l' Associazione Ca'Nina, dedicata alla sua labrador nera, la sua più grande maestra di vita.

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