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CERVELLO, MEMORIA ED EMOZIONI

Avete mai fatto caso al modo in cui tenete il guinzaglio? Portare a spasso un cane è un’attività molto più complessa di quello che normalmente si crede. In un mondo perfetto il binomio “cane-uomo” dovrebbe muoversi all’unisono, come due ballerini assolutamente coordinati, uniti da una silenziosa comunicazione fatta di sguardi e posture, dove per creare armonia è necessario rispettare il tempo di entrambi senza che una delle due parti voglia primeggiare o sovrastare l’altra. In un mondo perfetto, due individui di specie differenti sarebbero in equilibrio cullati da una delicata melodia chiamata “empatia”. Partiamo dal concetto che “non comunicare è impossibile”, persino se decidessimo di ignorare tutto il mondo, staremmo comunicando. Quando si parla di linguaggio umano, la maggior parte delle volte si fa riferimento al linguaggio verbale, elaborato a livello cerebrale principalmente dalle aree di Broca e di Wernicke, ma ci sono molte forme di comunicazione che non richiedono la vocalizzazione, alcune usate in modo consapevole, come il linguaggio dei segni, dove ai movimenti delle mani si assegnano dei significati intellegibili e altre inconsapevoli con espressioni facciali o ancora gesti mimici, contatto visivo, prossemica e postura. Seppur il mondo del cane sia per lo più basato su spazio personale, posture, sguardi e ritualizzazioni, l’uomo tende ad utilizzare il linguaggio verbale come canale di comunicazione prevalente anche con questa specie, affiancando il gesto mimico come secondo segnale comunicativo. In realtà, le decine di migliaia di anni in cui l’uomo e il cane hanno condiviso la loro evoluzione, hanno portato questo piccolo mammifero a comprendere il suo compagno bipede meglio di chiunque altro, scimpanzé compreso. In questa specialissima relazione, la lettura del linguaggio non verbale spontaneo usato dall’essere umano, la percezione dei suoi livelli chimici attraverso le potentissime capacità olfattive e non di meno l’empatia, sono stati i reali punti di forza delle competenze di lettura che i cani hanno acquisito verso l’uomo e della conseguente relazione con esso. Nel comune linguaggio addestrativo (nota bene, non “educativo”) si usa spesso (troppo spesso) la parola “comando”, mettendo la persona in una posizione di dominanza rispetto al cane. Una relazione di questo tipo perde di armonia e tende verso l’antropocentrismo. Consapevoli delle capacità che i cani hanno acquisito grazie alla coevoluzione con l’uomo, dovremmo basare un sistema comunicativo corretto sul riconoscimento delle emozioni dell’altro anche grazie alla consapevolezza dell’esistenza dei neuroni specchio. All’inizio degli anni ’90, all’Università di Parma, Rizzolatti e la sua equipe, fecero una delle scoperte scientifiche più importanti sul panorama delle neuroscienze (purtroppo anche stavolta gli esperimenti hanno visto intervenire delle scimmie). Nel cervello esiste una particolare famiglia di neuroni in grado di attivarsi sia quando si compie un’azione, sia quando la si osserva mentre qualcun altro la compie, mettendoci nella condizione di imitare nel nostro corpo e nella nostra mente l’emozione, la sensazione o l’azione, consentendo l’esatta comprensione dello stato d’animo dell’altro essere umano e quindi le sue intenzioni. Lo studio dei neuroni specchio ci dà la possibilità di capire cosa sia l’empatia e quale sia la sua attinenza coi processi affettivi e di apprendimento. L’empatia è il legame dell’intera vita sociale e la base dell’intelligenza poiché attraverso la cognizione degli stati d’animo altrui è possibile comprendere i complessi valori che organizzano le relazioni affettive. La parola empatia deriva dal greco en e patheo, ossia “dentro” e “sentire”, si intende dunque l’attitudine della psiche a sentire dentro di sé le emozioni, i sentimenti e le intenzioni che animano la psiche degli individui con cui entriamo in contatto. I circuiti specchio sono responsabili della rappresentazione dei movimenti della bocca e della mano, oltre ai gesti mimici e ai movimenti del piede. Negli uomini si attivano aree specchio nel momento in cui si osservano movimenti legati alla zona orale-facciale, sia della nostra che di altre specie. Questi neuroni esistono anche in altri animali ed hanno un ruolo nella modulazione dei sentimenti e dell’empatia. I sentimenti sono un aspetto del processo cognitivo degli animali superiori (termine scientifico ma che personalmente trovo poco sensato e molto antropo-centrato), questo spiega perché l’empatia esiste anche tra uomo - animali e viceversa. Come sarebbe possibile per un cane o per un gatto comprendere le nostre emozioni se non ne ha fatto esperienza precedentemente? I sentimenti non sono assoluti ma relativi alle esperienze compiute, un essere umano e un cane provano sentimenti differenti in base alla loro evoluzione specifica e alle conoscenze acquisite, le specie che vivono a stretto contatto con l’uomo inoltre sentono le nostre emozioni e l’intensità delle stesse. Nel 2016 diviene un assurdo approcciarsi comunicativamente ad un cane come se questo fosse privo di cognizione e sentimenti, diviene di conseguenza insensato utilizzare “attrezzature” legate all’innalzamento del dolore in un cane per portarlo all’esecuzione di un segnale mimico o verbale. Ogni proprietario dovrebbe allenarsi a comprendere empaticamente come mai il proprio cane attua un particolare comportamento, accettando le differenze individuali e le accezioni che ne conseguono. Un animale può provare antipatia, amicizia, felicità, tristezza, soddisfazione, lutto. Un importante ruolo inoltre è svolto dai centri della memoria. Recentemente siete stati al cinema? Forse avrete visto “Inside out”, un cartoon movie dove ogni personaggio rappresenta un’emozione specifica e dove la memoria a lungo termine è rappresentata da corridoi di scaffali pieni di ricordi. I centri della memoria, in primis l’amigdala, fanno in modo che lo stimolo che ha dato seguito ad una specifica esperienza possa essere ricordato anche successivamente senza necessariamente che venga riattivato lo stimolo stesso. Sentimenti, cognizione e autocoscienza si uniscono e fanno diventare un’emozione indelebile nella memoria a lungo termine. I ragionamenti si ricordano più facilmente quando vengono collegati ad una forte emozione, interconnessa alla differente percezione che caratterizza un individuo rispetto ad un altro. A ragion di logica perciò il metodo di apprendimento migliore per i nostri amici cani è l’esperienza personale, legata ad un ragionamento e ad una forte emozione positiva (negativa sarebbe ovviamente eticamente scorretto). Il sentimento della felicità può esprimersi unicamente quando il cane è appagato da quello che sta facendo, questo implica una conoscenza delle motivazioni che lo spingono a compiere un’azione, una comprensione empatica di cosa prova quello specifico cane in quello specifico momento, un approccio che ragiona alla radice di un comportamento e non osservandone semplicemente la manifestazione finale. Ogni volta che prendete un guinzaglio in mano lasciatelo il più allentato possibile, allenatevi ad osservare quello che fa il vostro cane, non obbligatelo a compiere un comportamento con l’imposizione se non siete in una situazione di vita o di morte, proponete delle alternative cercando di attivare un apprendimento imitativo, rimanete calmi ed imparate ad osservare per trovare la causa reale del comportamento che reputate “errato”. Non utilizzate collari che provocano dolore o altri strumenti di coercizione, evitate di creare un’emozione negativa associata ad un comportamento nella memoria a lungo termine. Immaginatevi ad esempio di avere un cane molto reattivo verso gli altri cani, se lo bloccate fisicamente con un collare a strangolo, in quel momento state creando un ricordo (cane estraneo= dolore e frustrazione), sarebbe come cercare di inserire un bambino con qualche difficoltà relazionale dandogli una sberla ogni volta che compie comportamenti sociali inappropriati. Forse starete pensando che il vecchio sistema educativo funzionava meglio di quello attuale, dove i ragazzi non hanno più rispetto per nessuno, su questo siamo in accordo ma la violenza insegna violenza. Bloccare un cane quando emette un comportamento socialmente scorretto non implica violarlo fisicamente o mentalmente ma mettere in sicurezza la situazione e creare un’alternativa plausibile. L’empatia si allena come anche l’osservazione e la pazienza. Non pretendiamo che i nostri animali siano perfetti, noi non lo siamo, tutti ci arrabbiamo, ci innervosiamo, ma fino a quando la nostra libertà finirà dove inizia quella dell’altro, sapremo di aver rispettato l’individualità di tutti.

I consigli del nostro Educatore

Laura Sabbadini

Laura Sabbadini, educatrice cinofila, ha mostrato sin da piccola una grande passione verso gli animali. La sua svolta personale e professionale è avvenuta durante l'esperienza di volontaria all'interno di un canile, dopo essere diventata istruttrice, Laura ha fondato l' Associazione Ca'Nina, dedicata alla sua labrador nera, la sua più grande maestra di vita.

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